La candela della sarta Elena

In una piccola bottega di periferia lavorava una sarta dalle mani d’oro, ma d’oro per davvero.

Cuciva abiti sontuosi per ricchi mercanti, nobili e donne di gran bellezza.

I suoi abiti erano esclusivi, ben rifiniti e di stoffe di pregio.

Le stoffe le filava di notte, al lume della sua candela.

La sua candela mandava scintille e dalle scintille uscivano fili d’oro d’argento e di impalpabili sete.

Una candela magica che ospitava al suo interno una piccola comunità di folletti tessitori.

All’interno, la candela, era cava ed i folletti erano al calduccio e conducevano una vita operosa e creativa.

Una bottega veramente unica, ed Elena era orgogliosa del suo lavoro, ma diciamo, anche un po’ superba.

Era la vigilia di Natale.

Elena continuava a cucire per i signori che avrebbero partecipato alla Veglia e per gli attori del Presepe vivente che si sarebbe animato fuori del paese, nei pressi delle case contadine.

I folletti filavano e tessevano ed Elena cuciva velocemente tuniche meravigliose e la notte trascorreva.

Per la Sacra Rappresentazione giungeva gente da vicino ma anche da molto lontano e nessuno si meravigliava che alla porta della bottega si era fermata una modesta famigliola vestita in modo strano.

Il padre bussò alla porta ed attese.

Ormai albeggiava e quella famigliola chiedeva ospitalità dopo una lunga notte trascorsa nella ricerca di un luogo dove riposare perché, sia le case che anche il più piccolo, albergo era stipato di turisti.

Elena lasciò il suo lavoro e corse ad aprire, pensando a nuovi clienti dell’ultima ora.

Una luce accecante la abbagliò ed in quella luce apparvero i forestieri.

Elena non capiva cosa stesse accadendo ma il suo cuore prese a battere velocemente e le diceva di accogliere quella gente e dar loro la migliore ospitalità.

I folletti saltarono fuori dalla loro casetta magica e portarono con loro morbidi cuscini e calde coperte da loro tessute con le quali allestirono, nella bottega, il più accogliente letto per la famigliola.

Fuori intanto tutti i preparativi fervevano ma si vociferava che non c’era nessun bambino che potesse interpretare il Bambinello. Ultimamente non vi erano stati nuovi nati.

Il Presepe mancava dei protagonisti: Maria, Giuseppe e Gesù bambino. Ma nella casa di Elena c’era un vero Presepe con una sarta adorante e dei folletti rapiti dalla dolcezza di quei genitori e del loro figlioletto.

In bottega il lavoro era fermo per permettere il riposo degli ospiti.

Era quasi mezzanotte e il Presepe del paese era ancora privo dei suoi protagonisti principali, mentre gli altri attori si affannavano a recitare la loro parte, chiedendosi se si sarebbe trovata per tempo la Sacra Famiglia.

Si sperava in un arrivo miracoloso e dunque la rappresentazione non si fermò.

Improvvisamente in cielo apparve una stella luminosissima che nel suo muoversi si fermò proprio sulla bottega di Elena da dove usciva una luce dorata e calda.

I recitanti rimasero a bocca aperta per la meraviglia e il loro cuore sobbalzò nel petto. Si voltarono verso quella luce e lentamente si diressero verso di essa.

La porta della bottega era aperta e la mamma stava allattando il suo bambino, mentre il padre fece cenno alla gente che si accalcava di non far rumore. Una sacra rappresentazione della Natività era lì e la commozione colse tutti, che in silenzio si inginocchiarono e adorarono quel Bambino come secoli prima fecero i pastori di Betlemme.

Dopo aver allattato il suo bambino, la madre lentamente si ricompose e chiese spazio per recarsi nella capanna del Presepe per iniziare la commemorazione della Sacra Natalità.

Le cappe tessute con fili d’oro e d’argento degli attori e dei ricchi invitati furono posate per terra lungo la strada che la famigliola stava percorrendo e la gente si inchinava al loro passaggio.

La Sacra Famiglia prese posto nella rappresentazione e la stella illuminò il Presepe.

I bambini portarono i loro giocattoli al Bambinello ed attesero di vedere il suo volto che ora era nascosto dal mantello della Madre.

Quando ci fu silenzio un coro angelico si udì, e Gesù Bambino volse il suo sguardo su quella gente ma soprattutto sui bambini che nella loro innocenza lo avevano riconosciuto e chiamato per nome.

Una preghiera nacque da tutti i cuori:

-Bambinello Divino, ora che sei tornato ti chiediamo solo un grande dono per questa Terra così offesa e martoriata: donaci la Pace.

Nessuna ricchezza di questo pianeta è più desiderata.-

Gesù ora è tornato sulla Terra e sappiate che con Lui potremo finalmente vivere nella Pace e nell’armonia come ci ha sempre promesso, se sappiamo rinunciare a tutti gli orpelli di una vita artificiale e priva di Amore vero.

Pace Umanità in ogni angolo della Terra.

Ora, dopo che la famigliola è ripartita per il suo viaggio, nella sartoria di Elena si è ripreso a tessere e cucire, ma le tele solo intessute di lana, lino e tanto amore.

La magia di quelle stoffe meravigliose non è solo per i ricchi, ma anche i poveri indossano gli abiti creati da mani d’oro e dai suoi folletti tessitori.

L’amore non conosce ricchi e poveri: la ricchezza e l’abbondanza del cuore è per tutti.

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